Adonis Jarvis, autistico e non verbale, pesava 59 libbre quando è morto. Il fratello gemello, trovato in condizioni simili, è sopravvissuto.
Nel Bronx, la madre e la nonna sono state incriminate per la morte del sedicenne Adonis Jarvis. Il ragazzo è morto il 19 marzo al Lincoln Hospital, dove era stato portato dalla madre, Geneva Jarvis, 36 anni. Il medico legale della città ha classificato la morte come omicidio e l’ha attribuita a malnutrizione, disidratazione e fame prolungata.
Giovedì 30 luglio Geneva Jarvis e sua madre, Denise Jarvis, 62 anni, sono state arrestate: devono rispondere di omicidio colposo, aggressione e pericolo procurato per una persona incapace di provvedere a sé. Entrambe si sono dichiarate non colpevoli e sono state trattenute senza cauzione. L’accusa è anche di maltrattamento e forte denutrizione verso il fratello gemello di Adonis, trovato in condizioni simili ma sopravvissuto.
Adonis era affetto, così come il fratello gemello, da una forma grave di autismo: entrambi non hanno mai comunicato attraverso il linguaggio verbale e hanno avuto una storia clinica di crisi epilettiche. Secondo i procuratori, dipendevano completamente dagli adulti per mangiare, bere e ricevere assistenza. Quando è morto, Adonis pesava 59 libbre, circa 27 chilogrammi. Il fratello pesava 60 libbre e, dopo il ricovero in una struttura riabilitativa, ne ha recuperate circa 30.
In tribunale i procuratori hanno detto che, almeno da gennaio, i due ragazzi erano rimasti per mesi in stanze separate, incapaci di camminare e coperti di piaghe da decubito, feci e mosche. Il 19 marzo la madre aveva chiamato il 911 dopo essersi accorta che Adonis non respirava. Il ragazzo era stato portato in ospedale, mentre gli agenti si erano recato immediatamente nell’appartamento di famiglia, in un edificio di East 147th Street, nel quartiere di Mott Haven, dove avevano trovato il gemello in condizioni analoghe. Le accuse dovranno essere provate in tribunale.
L’appartamento era al terzo piano di un edificio senza ascensore. Le immagini e le descrizioni raccolte dopo la morte del ragazzo mostrano pavimenti coperti da vestiti, scatole di pizza e rifiuti, un materasso sporco e stanze quasi impraticabili. Secondo i procuratori, nell’abitazione mancava anche l’elettricità.
I vicini hanno raccontato che per anni i gemelli erano stati una presenza abituale nel palazzo. Frequentavano una scuola pubblica per studenti con bisogni speciali e prendevano lo stesso autobus della figlia di una residente. Nell’ultimo anno, però, il bus aveva smesso di passare e i due ragazzi non erano più comparsi nel quartiere. Una vicina ha dichiarato di aver chiesto alla madre e alla nonna dove fossero e le era stato risposto che stavano bene.
Non è stato chiarito perché i ragazzi abbiano smesso di frequentare la scuola. Le autorità scolastiche di New York non hanno commentato il caso specifico, ma hanno detto di aver cercato per lungo tempo di entrare in contatto con la famiglia e di offrire il proprio sostegno.
La vicenda ha riaperto il dibattito sui controlli sui minori vulnerabili. L’Administration for Children’s Services, l’agenzia cittadina che si occupa della tutela dei bambini, ha detto di non poter confermare eventuali precedenti interventi a causa delle leggi sulla riservatezza.
Un rapporto del Department of Investigation di New York ha denunciato che le norme statali impediscono spesso di esaminare per intero i fascicoli dell’agenzia. Nel 2025, secondo il rapporto, ACS aveva avuto contatti con le famiglie di 18 bambini, poi morti, ma il Department of Investigation aveva potuto analizzare completamente soltanto uno di quei casi. Non è stato reso noto se la famiglia Jarvis fosse tra questi.
L’ACS sta collaborando con la polizia nell’indagine. Il fratello sopravvissuto è stato allontanato dall’abitazione e le due donne hanno ricevuto l’ordine di non avvicinarsi a lui.
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