A New York non si compra un quartiere, si compra un block

Qualche giorno fa una conversazione con un collega mi ha fatto riflettere più del previsto. Gli avevo suggerito di far visitare a un suo cliente una mia nuova esclusiva: un appartamento molto luminoso, vista parco, due camere, un bel bagno, ultimo piano, a $570.000 – un prezzo che, per gli standard di Manhattan, è decisamente meritevole di una visita.

La risposta era arrivata in pochi secondi: «Il buyer ha già escluso quella zona. Dice che non si sente tranquillo».  Questa frase mi si è fermata in testa. E lì ho pensato a quanto spesso, nel mercato immobiliare newyorkese, le persone prendano decisioni importanti basandosi su percezioni generiche, reputazioni passate o frasi sentite da altri senza aver mai realmente vissuto una particolare strada.

Una delle domande che sento più spesso da chi cerca casa è: «Ma questa zona è sicura?» È una domanda comprensibile. Ma è anche una domanda a cui, per legge, un agente immobiliare a New York, e probabilmente in tutti gli States, non può rispondere in modo soggettivo. Le normative sul ‘fair housing’ non permettono di dare opinioni personali su temi come la sicurezza, proprio per evitare che certe affermazioni possano influenzare le scelte abitative in modo improprio.

Quello che possiamo fare, invece, è indirizzare i buyer verso dati oggettivi, come le statistiche pubbliche del New York City Police Department, che da informazioni sul Crime Statistics nei vari Borough della città. Ma i numeri, da soli raccontano poco perché la vera risposta a quella domanda non si trova su un website. A New York basta attraversare un incrocio perché il carattere di una strada cambi completamente. Non è metafora: è la realtà fisica di questa città. Quello che varia da un block all’altro non è solo l’architettura, è qualcosa di più sottile e più importante: può cambiare l’energia della strada, il tipo di persone che la vivono, la cura degli edifici, l’illuminazione serale. 

Ci sono block pieni di vita, con caffè, ristoranti, movimento continuo. Altri più silenziosi, residenziali, quasi nascosti come Tribeca Downtown or East end Avenue o West End Avenue Uptown. Ci sono edifici ben mantenuti, con ingressi curati, portineria, management presente. E questo cambia immediatamente la percezione di chi visita. Anche la vicinanza a un parco può trasformare l’esperienza, ma conta quale ingresso, quale lato, quale orario. Perfino la metropolitana cambia la personalità di una strada: comodità, certo, ma anche più movimento, più passaggio, più rumore.

Spesso mi viene chiesto dai miei clienti internazionali come valutare una strada, come farebbe un newyorkese e il mio consiglio più utile è anche il più semplice: «cammina per il block, fermati qualche minuto e guarda chi entra e chi esce dagli edifici, osserva i marciapiedi, la luce, le attività commerciali, il ritmo. Poi torna un’altra volta, magari la sera o durante l’orario in cui immagini davvero di vivere lì».

Chi porta il cane al parco? Chi rientra dalla subway? Questi dettagli raccontano molto più di qualsiasi etichetta o statistiche. Quindi ricordatevi che chi compra ragionando per quartieri compra come tutti ma chi ragiona block by block, spesso compra meglio!

L’articolo A New York non si compra un quartiere, si compra un block proviene da IlNewyorkese.

Torna in alto