Il Papa invita a non fermarsi tra le ceneri del mondo, ma a convertirsi e ricostruire

Con un appello forte e carico di significato, Papa Leone XIV ha dato il via al cammino quaresimale, celebrando la Messa nella Basilica di Santa Sabina all’Aventino, il 18 febbraio. Un momento di profonda riflessione sulla condizione del mondo e sulla chiamata della Chiesa a essere profezia di comunità che riconoscono i propri peccati e si impegnano a convertirsi e ricostruire.

Il Papa ha sottolineato come il tempo di Quaresima sia un’occasione per riconoscere le “ceneri” che segnano il nostro tempo: le ceneri del diritto internazionale, della giustizia tra i popoli, degli ecosistemi in crisi, del senso del sacro e della vera umanità. “Non fermiamoci tra le ceneri del mondo”, ha detto Leone XIV, “ma convertiamoci e ricostruiamo”. La proposta è quella di non lasciarsi sopraffare dalla desolazione, ma di vedere in queste ceneri il segno di una possibilità di rinascita, di un passaggio dall’impotenza alla fiducia nelle possibilità di Dio.

Riconoscere i propri peccati, ha spiegato il Papa, è già un presagio di risurrezione. È un atto di coraggio e di responsabilità che permette di rialzarsi e di ricostruire. La Chiesa, in questo tempo di penitenza, si presenta come comunità che si riconosce peccatrice, consapevole dei propri limiti ma fiduciosa nella misericordia divina. La conversione non è solo un gesto personale, ma un movimento collettivo che coinvolge le strutture sociali, culturali e politiche, chiamate a superare le “strutture di peccato” di ogni epoca.

Il Papa ha ricordato anche la profezia di San Paolo VI, che nel 1966 aveva evidenziato come l’uomo moderno, immerso in una cultura dominata dalla “metafisica dell’assurdo e del nulla”, si trovi spesso di fronte alle ceneri di un mondo che brucia. La riflessione sulla cenere diventa così una chiave interpretativa per comprendere la fragilità e le sfide della nostra epoca, ma anche una chiamata a guardare oltre, verso le possibilità di Dio.

L’avvio del cammino quaresimale è stato segnato da un rito stazionale nella chiesa di Sant’Anselmo, con una processione penitenziale verso Santa Sabina, accompagnata dalle litanie dei santi. Un gesto simbolico che sottolinea l’importanza della comunità nel riconoscere il proprio peccato e nel mettersi in cammino verso la conversione.

Il Papa ha evidenziato come, oggi più che mai, i giovani siano sensibili al richiamo della Quaresima e alla possibilità di cambiare vita. Essi percepiscono con chiarezza che un modo di vivere più giusto è possibile e che le responsabilità sono di tutti, dalle persone alle istituzioni. La Quaresima, ha detto, ha una portata missionaria: è il tempo di aprirsi a chi cerca un rinnovamento autentico, nell’attesa del Regno di Dio.

Il percorso quaresimale si ispira anche alla testimonianza dei martiri, antichi e moderni, che con il loro esempio hanno seminato semi di speranza e fede. La tradizione delle stationes quaresimali, tra cui quella di Santa Sabina, richiama il pellegrinaggio e la memoria di chi ha dato la vita per testimoniare il Vangelo. Sono semi di speranza che alimentano il nostro cammino di conversione.

Papa Leone XIV ha concluso la sua omelia invitando tutti a impegnarsi nel digiuno, nella preghiera e nell’amore segreto, come segni di una fede autentica e di un rapporto vivo con Dio. La benedizione e l’imposizione delle ceneri, affidata al cardinale Angelo De Donatis, hanno segnato l’inizio di un tempo di grazia, di speranza e di trasformazione.

In questo cammino quaresimale, il Papa ci invita a non fermarci tra le ceneri di un mondo in crisi, ma a convertirci e a ricostruire, lasciando che la Pasqua ci porti dalla morte alla vita, dall’impotenza alle possibilità di Dio. Solo così potremo testimoniare con coerenza e coraggio la speranza che nasce dalla risurrezione.

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