Oggi 2 marzo il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite sarà presieduto dagli Stati Uniti nell’ambito del consueto meccanismo di rotazione mensile tra i quindici membri. A guidare la seduta tematica dedicata a “Bambini, tecnologia e istruzione nei conflitti” sarà, secondo quanto annunciato dalla Casa Bianca e richiamato dal presidente Donald Trump nel discorso alla Nazione del 24 febbraio, la First Lady Melania Trump. La presidenza del Consiglio spetta formalmente allo Stato membro di turno, che può designare chi presiede le riunioni; nella prassi, tuttavia, il compito è svolto dal rappresentante permanente presso l’ONU o da un ministro degli Esteri.
In quasi ottant’anni di attività del Consiglio di Sicurezza, le sedute sono state dirette da ambasciatori, ministri o, in occasioni particolari, da capi di Stato e di governo. Non risultano precedenti in cui la presidenza sia stata esercitata da una figura priva di un incarico governativo o di un mandato elettivo. Il confronto più citato è quello con Eleanor Roosevelt, che ebbe un ruolo centrale nella nascita del sistema internazionale dei diritti umani: tra il 1946 e il 1951 presiedette la Commissione ONU per i Diritti Umani e guidò il comitato che redasse la Dichiarazione universale del 1948. In quel caso, però, Roosevelt era stata formalmente nominata delegata degli Stati Uniti dal presidente Harry Truman e operava con un mandato istituzionale definito.
La presidenza del Consiglio di Sicurezza comporta la direzione dei lavori, la gestione dell’ordine del giorno e la conduzione del dibattito tra i cinque membri permanenti (Stati Uniti, Russia, Cina, Francia e Regno Unito) e i dieci membri eletti a rotazione biennale. L’impatto politico dipenderà dal contenuto delle eventuali risoluzioni o dichiarazioni presidenziali che emergeranno dalla riunione.
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